|
In termini di produzione, le alghe sono molto più "effiicienti" di altre piante. La soia, per esempio, produce 50 litri di olio per ettaro all'anno. La colza produce invece circa 160 litri di olio all'anno. Il futuro dell'energia pulita è nelle alghe?
Alla produzione dei biocarburanti si sta interessando moltissimo anche l'ente spaziale americano, la NASA. Gli scienziati della NASA stanno sviluppado un interessantissimo progetto per produrre "energia pulita" derivata dalle alghe. Il progetto è in grado simultaneamente di pulire le acque reflue, rimuovere l'anadride carbonica dall'aria, conservare importanti sostanze nutritive e non competere con l'agricoltura di terra o di acqua dolce.
L'avvio dell'esperimento è stato ispirato dal progetto “Sustainable Energy for Spaceship Earth”. Durante le missioni spaziali la pianificazione e la gestione delle risorse sono aspetti primari e fondamentali. "I motivi per cui le alghe sono così interessanti è quello della loro capacità intrinseca di produrre grandi quantità di combustibile", ha spiegato Jonathan Trento, ricercatore del progetto Spaceship Earth, "in realtà, la maggior parte del petrolio che attualmente estraiamo dal sotto suolo, deriva da alghe vissute milioni di anni fà. Le aghe sono ancora la miglior fonte di olio che conosciamo".
In termini di produzione, le alghe sono molto più "effiicienti" di altre piante. La soia, per esempio, produce 50 litri di olio per ettaro all'anno. La colza produce invece circa 160 litri di olio all'anno. La Jatropha Curcas o la palma hanno rese di circa 600 litri di olio combustibile per anno. Le alghe invece in alcuni casi possono arrivare attualmente a produrre anche oltre i 2.000 litri di olio per ettaro quadrato, all'anno.
Ritorniamo alla nuova tecnologia usata dalla NASA nel suo progetto. I ricercatori si apprestano a progettare sistemi di raccolta di alghe, cresciute in appositi sacchetti di plastica in mare. Questi sacchetti di plastica, verrebbero riempiti di liquame e lasciati in mare. I sacchetti, avrebbero delle membrane semi-permeabili che consentirebbero alle alghe di crescere ( con all'interno acque reflue ), utilizzando un flusso di acqua dolce ottenuta per evaporazione. Questi speciali sacchetti verrano inoltre utilizzati nello spazio, durante le missioni della NASA, per il riciclaggio delle acque sporche. Uno dei vantaggi principali di questi sacchetti è dato dal fatto che questi semplicemente galleggiano nel mare, quindi sono facilmente utilizzabili e "sostenibili" visto che non farebbero consumare acqua preziosa, che invece potrebbe essere utilizzata per l'irrigazione in agricoltura.
Le membrane semi-permeabili sviluppate dalla NASA, utilizzano interesanti nanotecnologie sviluppate dai centri di ricerca. Il sistema " win-win " proposto, è in grado di riciclare le acque reflue, rimuovere l'anidride carbonica dall'aria e creare un sistema che non competa con l'agricoltura terrestre e nemmeno con quella di acqua dolce.
Secondo quanto afferma Jonathan Trento, lo scienziato a capo del team, l'idea sarebbe nata "dall'ispirazione di utilizzare questi sacchetti a membrana per farvi crescere le alghe off-shore". La temperatura all'interno dei sacchetti viene controllata dalla capacità termica del mare, le onde manterrebbero il sistema in movimento ed attivo. Il sistema non sembra avere alcun impatto negativo per l'ambiente, ed i sacchetti non contaminerebbero le zone circostanti. Dopo due anni i sacchetti possono essere facilmente riciclati. Le materie plastiche derivate dal riciclo, potrebbero essere utilizzate come materiale in grado di trattenere l'umidità.
Forse tutto questo potrebbe rappresentare il primo passo per la creazione di un meraviglioso mondo basato sulle alghe?
|